Panathlon

I nostalgici di Brera nel ricordo in Pilotta di Claudio Rinaldi, Adalberto Scemma e Alberto Brambilla

Brera con la sua mitica lettera 22 ed Il ritratto che fece a  Giorgio Gandolfi  durante i Mondiali del ’74 nella Germania Ovest

rpino rpinorpino C’erano diversi panathleti in Pilotta per la bella manfestazione organizzata come al solito dagli infaticabili Adalberto Scemma e Claudio Rinaldi : citiamo fra gli altri Alberto Scotti,  Enrico Prandi,  Ruggero Cornini, Giamluca Zurlini sparsi fra il centinaio di persone presenti nella scalinata dal Guazzatoio. Dobbiamo ringraziarli perchè assieme ad Alberto Brambilla e a Paola Cirani, direttrice della Palatina, hanno ricordato quando 30 anni fa Brera fu vittima di un incidente stradale presso Codogno ma oggi continua a vivere grazie  ai “senza Brera” che instancabili recuperano i suoi  articoli  offrendone la visione a chi non  ha avuto la fortuna di leggerli quando era fra noi. Simpaticissimo il direttore della Gazzetta, Claudio Rinaldi,  che ha ricordato quando andò in “pellegrinaggio” a Monterosso, nello storico covo di Brera, per conoscere il giornalista che l‘aveva ammaliato e che gli fece fare un brindisi ma non con il whisky, come suggeriva qualcuno, perchè, secondo Brera,  portava sfortuna. Simpatico l’excursus su certe invenzioni” lessiche di Brera, tipo l’abatino: secondo Brambilla il primo fu il ciclista Albani, quindi Berruti e poi Rivera. E poi le battaglie dialettiche con i giornalisti più popolari, compreso lo scrittore Giovanni Arpino, altra grande “penna” dell’epoca, per non dire di Pasolini al quale Brera avrebbe voluto dargli un calcio in un posto dove gli avrebbe fatto piacere….Secondo Rinaldi, Brera era unico e non ha lasciato eredi inventando la critica sportiva e facendo anche il traduttore di grandi scrittori come Moliere, tanto per citarne uno. Senza dimenticare i duelli con Gino Palumbo, scontri dialettici, sanguigni, da uomini di autentico temperamento. Lo storico Sergio Luzzatto scrisse fra l’altro sul Corriere della Sera  sulle teorie “contropiedistiche “di Brera quanto segue: ”  Gli scritti calcistici di Brera meritano di essere letti e riletti non soltanto per la straordinaria qualità dello stile ma proprio per il carattere datato della teoria di un “calcio all’italiana” . Una teoria che dice tutto e tanto dell’epoca in cui fu messa a punto, tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso. Quando gli italiani si sentivano stanchi e malnutriti, piccoli e deboli,ma sentivano anche di poter crescere con le loro armi di sempre. più l’astuzia che la prestanza, Più la modestia  del gioco di rimessa, che l’arroganza del calcio totale. Più Nereo Rocco che Arrigo Sacchi. Più la Dc che Forza Italia ” Nel Brera-pensiero il calcio doveva essere tributario dell’atletica. Brera farà seguire ATLETICA E SCUOLA (Gazzetta dello sport 1951)con Gian Maria Dossena quindi gli scritti a quattro mani con Sandro Calvesi potendo così liberare appieno il suo sperimentalismo linguistico e la corrosiva vena polemica. Quando approdò al Giorno gli venne concessa carta bianca nello scegliere i colleghi della sua redazione, della sua “squadra”. Alcuni emigrarono della Gazzetta dello sport, giovani promesse come Gianni Clerici, Pilade Del Buono,Angelo Pinasi e Giulio Signori. Lo spessore della sua opera verrà riconosciuta anche in ambito internazionale con la carica di presidente dell’Associazione europea degli allenatori di atletica leggera. Con Giovanni  Arpino, prima firma della Stampa  l’amicizia divenne un duro contrasto. Diceva in proposito Roberto Beccantini: “Se dovessi fare un paragone, allora direi che Arpino e Brera erano  i  Pelè e i Maradona del nostro giornalismo, ma nel contrasto c’era un pò di civetteria , un pò di egocentrismo e poi la polemica faceva comodo ad entrambi. Gianni Mura aggiunse un pò di ironia “Non è da escludere che Arpino patisse l’aureola di sommo giornalista sportivo che avvolgeva Brera” Poi tutto degenerò” L’inizio certificato del contrasto nacque perchè all’euforia del successo dell’Italia sull’Inghilterra a Wembley  Brera decise di stroncare Rivera  nelle sue pagelle mentre Arpino sulla Stampa scrisse che Rivera aveva fatto la sua migliore partita in azzurro. ” Battutina dopo Battutina, il contrasto divenne pesante e Brera finì per definire  Arpino un …Maletto qualsiasi, cioè l’ultimo avventizio dell’Informazione  e Arpino replicò ” Ti auguro di fare la fine di Falstaff…Il Brera della decadenza è sanguigno, divinatorio, incoerente”.  La replice di Brera fu assai pesante: ” gli articoli di Arpino sono come la pisciatina di un cocker”. Dalla fantasia all’insulto. Bearzot divenne l’eroe randagio di Arpino definito da Brera come un “bradipsichico”.