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Lino Cardarelli un parmigiano strajè pral mond ma più che mai internazionale con l’ultimo suo libro recensito sul Corriere, dalla Montedison a Bagdad

Lino Cardarelli con lo Dsevod e la premiazione del Rettore dell’università di Parma e con gli amici Ferrarini e l’indimenticabile Maselli

Già il titolo del Corriere della Sera è un invito a leggere l’articolo . Sullo scenario dell’industria italiana del Novecento dominata dalle grandi dinastie degli Agnelli, dei Falck, dei Pirelli, degli Olivetti, solo per citare le più note, la figura di Lino Cardarelli si presenta senz’altro come una curiosa quanto eloquente anomalia.

Figlio di un ferroviere (cresciuto nel palazzo a fianco del futuro campo da baseball e rugby)  personalità dall’eccezionale riserbo ma di adamantina determinazione, Cardarelli è stato uno dei protagonisti in diverse delle vicende industriali e finanziarie in Italia tra gli anni Sessanta e Novanta, dalle esperienze in Agip, Olivetti, Hill & Knowlton e Snia Viscosa ai vertici di primarie banche internazionali (Gruppo Bnl, Bankers Trust) e soprattutto del Gruppo Montedison. Un talento manageriale innovativo prestato anche al servizio dello Stato, per la costituzione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e per la ricostruzione dell’Iraq fra Baghdad, Kuwait City, Amman e Roma ai vertici dell’Unione per il Mediterraneo fra Barcellona e Bruxelles nella prima decade del terzo millennio. Ripercorrendo una vita condotta lontano dalle effimere notorietà dei canali mediatici, l’autore si racconta ai nipoti in alcuni dei capitoli più importanti per la storia sulle eterne crisi del Medio Oriente, nel campo di tenzone tra pubblico e privato, tra progetti di crescita e trampolini per il potere nel contesto internazionale Un libro prezioso da leggere, un amico da riscoprire per molti parmigiani che lo salutavano mentre entrava in stazione per prendere l’ennesimo treno dell’avventura. senza immaginare dove andasse.  Grande Lino, anche nel suo riserbo impenetrabile

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