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100 Anni. Un Secolo di Sport

di Claudio Rinaldi: Si parte da un ciclista che cade in via Trento, durante la Cremona-Parma-Cremona del 1910, e si arriva al gol numero 63 di Hernan Crespo nella partita al Tardini contro il Livorno, nove giorni fa. Cento anni tondi. Un secolo di sport: campione dopo campione, impresa dopo impresa, vittoria dopo vittoria. E foto dopo foto. «Fotografie di 100 anni di sport a Parma». E' il catalogo della mostra, voluta dal Panathlon e realizzata da Giorgio Gandolfi, con la collaborazione di fotografi e collezionisti parmigiani, allestita alla Galleria San Ludovico di borgo del Parmigianino (sarà inaugurata domani alle 18 e resterà aperta fino al 26 giugno dal martedì alla domenica, dalle 11 alle 19, con ingresso gratuito). 

Un vecchio sogno di Ruggero Cornini, presidente del Panathlon e sportivo di lunghissimo corso («come agonista, come giornalista, come dirigente e come tifoso», precisa). «Un viaggio a ritroso ricco di ricordi – scrive nella prefazione –, pieno di genuina passione, di facili entusiasmi e di momenti felici alternati ad altri deludenti». Il libro è un piacevolissimo viaggio nel passato. Dedicato a chi ha vissuto (esultando, o soffrendo) certe imprese e a chi non ne ha neppure sentito parlare. Le foto «parlano»: e raccontano il momento magico di un gol, di un traguardo tagliato, di un gesto atletico da applausi.  «Ho lavorato sette mesi a questo libro – spiega Giorgio Gandolfi. Sono andato a trovare personaggi famosi e altri quasi dimenticati: come “Pluto” Gherardi, il “ragazzo di Camogli”, che ha vinto uno scudetto di pallanuoto e poi ha finito la carriera per una frattura della caviglia. Norberto Bocchi, fratello della grandissima cestista Mabel – entrambi nati a Parma e poi emigrati da bambini a Avellino –, che è stato un prodigio nel bridge. O Giulia Volpi, figlia di Carlo,  grande attaccante del Parma, che è stata campionessa di ginnastica artistica e ha partecipato alle Olimpiadi di Seoul e di Barcellona». «Un altro campione dimenticato – continua –, per motivi politici, perché aveva scelto la parte “sbagliata”, è Francesco Del Grosso, sansecondino, classe 1899, primo parmigiano ad andare alle Olimpiadi, a Parigi nel '24. Era un campione nel ciclismo su pista, è morto nel '38 combattendo in Spagna». Ci sono, naturalmente, tutte le glorie dello sport parmigiano. Foto indimenticabili di Vittorio Adorni e dei campioni del rugby, degli anni d'oro della pallavolo e di Michele Rinaldi che vince il mondiale di motocross. C'è il mito della moto Umberto Masetti e c'è Giorgio Castelli, che solleva il primo scudetto del baseball a Parma. C'è Bruno Mora e c'è Massimo Barbuti («Anche se sui grandi successi del calcio e del baseball si è dovuto per forza sintetizzare», spiega Gandolfi). E ci sono storie e curiosità disseminate lungo un secolo. Renzo Slawitz che nel '21 «sfida» un treno sulla tratta Parma-Roma, al volante di una 501 special. Arriva primo, con 47 minuti di vantaggio, e conquista anche la copertina della «Domenica del Corriere». Alfredo Furia che corre i 3000 siepi alle Olimpiadi di Los Angeles del '32. In batteria, per un clamoroso errore, i giudici fanno fare un giro di pista in più (e non fanno ripetere la gara). Il colornese Giulio Poletti Calestani, fuoriclasse della doppietta, che in 46 anni di attività disputa 5.500 gare e abbatte 32.000 piccioni. C'è il «papà» della pallavolo Renzo Del Chicca e c'è l'asso del tennis tavolo Gianni Rondani. C'è il pistard Franco Gandini, unico parmigiano che ha vinto un oro alle Olimpiadi (a Melbourne nel '56, nell'inseguimento a squadre). Un anno dopo il trionfo, il clamoroso scippo ai Mondiali di Rocour, in Belgio: i cronometristi prima gli assegnano e poi gli tolgono la maglia iridata. E c'è la storia di Giovanna Biggi, che lascia il basket (cinque presenze in nazionale) per entrare in convento. Centinaia di foto, pochi testi (se si eccettua un commosso ritratto del pugile Marcello Padovani, firmato Bruno Rossi) e tante emozioni. Quelle che lo sport sa regalare. «Lo sport è sfida. Lo sport è speranza. Lo sport è vita», si legge nella prima pagina del volume. Lo sport è emozione. In questo libro, garantisce il direttore della «Gazzetta» Giuliano Molossi nell'introduzione, «c'è un'intera città che vive e soffre vicino ai suoi atleti, che esulta e si commuove. Sfogliandolo, c'è da farsi venire la pelle d'oca».

 

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