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La lectio magistralis di Carraro fra rimpianti e confessioni al Dipartimento di economia

FOTO STUDIO CARRA

Franco Carraro, il personaggio più rappresentato nella storia dello sport italiano, a ruota libera alla Conviviale del Panathlon ancora una volta ospitata nel Dipartimento di Economia dell'Università in quanto di particolare interesse per gli universitari del corso di Master Sport diretto dl professor Luca Di Nella. Carraro ha presentato il suo libro Mai dopo le ventitre – Le molte vite di un riformista” (Rizzoli) scritto assieme alla giornalista Emanuela Audisio, presente al tavolo di lavoro assieme all presidente Artemio Carra, il citato Di Nella  e Vittorio Andrea Vaccaro che si era impegnato per portare l'ilustre ospite al Club di cui è socio. L'intervento di Carraro è stato molto lungo e intenso anche quando gli hanno chiesto quale sarebbe l'allenatore ideale per la Nazionale dopo il fallimento di Ventura ed i tentativi, per ora infruttuosi di trovare un sostituto.

Che senso ha di discutere se giocare con 18 squadra o meno in serie A, quando tutto poi dipende dalle date della Fifa. Anche il nome del nuovo allenatore può fare discutere: Ancelotti, Mancini, Donadoni, nel libro parlo di Donadoni che fu sfortunato perchè perse nel 2008 con la Spagna ai rigori, la stessa Spagna che poi vinse il titolo dominando poi il calcio mondiale. Anhe Capello ha talento da Nazionale. Ventura nell’avventura azzurra sbagliò l’approccio psicologico. Quando divenni presidente del Milan Rocco non mi convinceva ma aveva battute che valevano più di un gol, specie quando diceva: Vinca il migliore? Speriamo di no. A volte una battuta rasserena l’ambiente, sotto questo aspetto Ventura ha molto da imparare. La Nazionale ha bisogno di nuovi talenti, le società di serie A devono essere controllate con la verifica dei bilanci. Agli inizi del 2000 sono saltate molte società . Com’è successo poi al Parma dopo un periodo d’oro. Adesso la proprietà cinese va valutata e controllata, specie dopo che imprenditori locali hanno dato soldi senza essere poi controllati. Occorre imitare il percorso delle altre società europee con controlli adeguati. Ma ci sono altri problemi altrettanto importanti come lo sport nella scuola, occorrono palestre. Siamo usciti da un lungo periodo difficile, ricordo quando i giocatori prendevano pastiglie di micoren, che oggi sarebbe da doping. In non era possibile giocare col contropiede, ci fu la guerra fra i giornalisti, Palumbo contro Brera: quando tornammo non venne considerato che avevano perso contro un grande brasile. Pelè quando saltava contrastato da Burgnich che nelle marcature era un gigante, lui rimase in alto mentre l’azzurro era giù a terra e fece gol. Ho ancora quell’ìmmagine negli occhi. Quando arrivammo a Roma, l’aereo venne parcheggiato lontano dalla folla che voleva linciare Mandelli per avere condizionato l’utilizzo di Rivera, venne dimenticato il 4-3 con la Germania, vennero lanciati pomodori e ortaggi sugli italiani, venne dimenticate la grande prova di Pelè”

Poi si parla dell’Olimpiade di Mosca, boicottata anche dall’Italia con Craxi al governo che affidò il responso allo stesso Carraro: “decidete voi, disse, ma il Governo aveva deciso contrariamente. Andammo e vincemmo con Mennea, altri sette portarono a casa la medaglia: Craxi non mi parlò per un anno, poi mi dissero chiama Bettino, io lo chiami e ci fu la pace. Certo non era una persona elastica. Di questo ed altro parlo nel libro. Recentemente grazie all’Olimpiade della neve c’è stato il disgelo fra Corea del Nord e Usa mentre da noi si continua a discutere se ospitare i Giochi, Roma, Torino, Milano si palleggiano la palla. Un’Olimpiade incide sulla storia di una città, lasciamo stare Roma 1960 ma a Torino 2006 anche senza il contributo della Fiat ci fu un grande successo. Prima un parroco per mettere a posto un campanile doveva chiedere l’aiuto della Fiat, Torino superò il ridimensionamento della Fiat, seppe tirare fuori l’entusiasmo e la passione della città. Anche a Parma è successo con Tanzi qualcosa che non riesco ancora a capire: nel 2002 ero in duomo al matrimonio della figlia, una gran festa della città, tutti lo ammiravamo. Per me è ancora un mistero. Pietro Barilla fu grande, vendette l’azienda poi se la ricomprò. Il grande calcio nostrano ha bisogno di regole da rispettare, in Lega Miccichè c’è e non c’è, deve ricordarsi che senza un vertice in grado di dettare i comportamenti, si fa poca strada. Anche il Parma deve chiarire la realtà e le ambizioni del proprietario cinese”. Così parlò Carraro in una conviviale davvero atipica ma sicuramente interessante,

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