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La scomparsa di Michele Zampiccinini, Socio fondatore del nostro Club .

Gli Amici del Panathlon di vecchia data lo ricorderanno sempre con quel suo sorriso da ragazzo monello anche se a fine settembre l’inseparabile moglie Marta e la figlia Costanza avevano a festeggiato i suoi ottantotto anni. Improvvisamente le ha lasciate dopo una vita dedicata al lavoro, alla famiglia e allo sport. Anche se non riuscì a coronare il suo sogno, indossare cioè la maglia granata del Torino, fu partecipe della nascita di molte società che hanno dato lustro a Parma e soprattutto al Panathlon assieme a grandi firme del giornalismo e dello sport. In una città spontanea e ricca di talenti, Michele seppe realizzare una carriera prestigiosa all’interno della Manzini quand’era una delle aziende più importanti d’Europa diventandone il direttore commerciale in perfetta simbiosi con la Proprietà e successivamente come consulente di altre aziende, in particolare la Rossi e Catelli, anche in questo caso per la stima del titolare. Nel contempo nasceva l’amicizia indissolubile con Giorgio Orlandini, direttore dell’Unione industriali e col quale avrebbe realizzato, in senso sportivo, “miracoli” incredibili, quasi impossibili. La sorte ha voluto che Orlandini e Zampiccinini se ne andassero per sempre a distanza di poco tempo dopo essere stati premiati assieme dal sindaco Pizzarotti in occasione del 50ennale del Panathlon nella magica cornice del Teatro Farnese.

Stasera alle 20,30 il Rosario nella chiesa del Sacro Cuore in piazzale Volta, domani alle 14,15 i funerali nella stessa chiesa.

L'Assemblea che sancì la costituzione della Parmense e che salvò il grande calcio a Parma Nella foto l'ìintervento di Giorgio Orlandini, Zampiccinini è al suo fianco, a sinistra  con la barba il giornalista Maurizio Schiaretti. Nella foto appaiono Camattini, Arnaldo Musini, Convalle ed altri.

 

Luciano Campanini ci ricordava quella giornata che avrebbe dovuto permettergli di indossare la maglia granata al Filadelfia a Torino anche se l’invito della società per il provino indicava la data della maturità: lui rinunciò all’esame,, l’avrebbe fatto più avanti, prima c’era il vecchio Toro che stava ancora cercando di riprendersi dopo la tragedia di Superga. Non gli andò bene, troppo leggero per essere il centrocampista richiesto, in compenso venne segnalato al Suzzara che lo fece esordire in Serie C assieme a Italo Allodi nella squadra allenata dall’argentino Josè Pozzo. Il “rodaggio” iniziato coi Boys di Angiolino Boni gli era servito per entrare nel mondo del calcio realizzando amicizie rimaste immutate nel tempo come quelle con Sergio Verderi e Spartaco Griffith coi quali giocò nel Mantova.

Nel frattempo iniziava il lavoro alla Manzini con una scalata motivata da intuito ed entusiasmo, caratteristiche sempre alla base di tutte le sue iniziative. Come quando nel 1950 assieme a Mario Bertolini, direttore dellla Camera di Commercio, diede vita al Trofeo Arsenal con Cecchino Schiavi, Angelo Silva e Giancarlo Donelli. Una manifestazione che raccoglieva migliaia di spettatori al Tardini per vedere dal vivo i futuri campioni del calcio e che gli permise di realizzare amicizie che gli sarebbero state utili in avvenire anche nel mondo del calciomercato. Per lui era naturale scendere in campo e allenare i ragazzi come Ruggero Cornini che ricorda come una giornata indimenticabile quando li portò al Comunale di Firenze a giocare in avanspettacolo alla Fiorentina contro la squadra dei giovani viola che avevano vinto il Torneo di Viareggio. Nel ’70 lo troviamo in prima linea con Ermes Foglia nella fondazione dello Sporting Club a Baccanelli assieme a Vittorio Adorni, Nereo Buia, Adriano Simonazzi ed altri con la successiva conquista di titoli importanti nel tennis come quello del doppio Michelotti-Medioli nella categoria B. E quando il Parma Calcio si ritrovò senza presidente per le dimissioni di Musini- parliamo di quarant’anni fa- Michele e Orlandini lo fecero recedere creandogli l’appoggio di un comitato esecutivo con due vice presidenti, Cortesi e Armani, Zampiccini in cabina di regìa e Orlandini in segreteria. Non è un caso che li ritroviamo assieme quando si trattò di fondare la sede parmigiana del Panathlon international con l’avvento di Martino Pizzetti alla presidenza e l’apporto, immutato nel tempo, del marchese Guido Dalla Rosa Prati. Con loro c’erano Baldassarre Molossi, Aldo Curti, Pier Paolo Mendogni, Ercole Negri, Renzo Dal Chicca, Bruno Lunardi, Dante Cocconi e Giuseppe Banchini. Nel suo primo intervento Pizzetti disse: “Siamo un club nato per stimolare lo sport, la cultura e l’amicizia”. Le stesse caratteristiche di Zampiccini al quale il suo Panathlon, promotore il Presidente Ghiretti,  dedicherà un Premio molto importante .

Giorgio Gandolfi

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