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Applausi e unanimità alla relazione del presidente Ghiretti nell'Assemblea al Campus. Davoli nel Consiglio, Rubini, Carra e Cammarata revisori. Campanini Socio onorario


 

Finalmente i Soci si sono fatti vedere e anche sentire nell’Assemblea che ha preceduto la Conviviale sul Giro d’Italia. La relazione del presidente Ghiretti è stata applaudita e votata all’unanimità così come il bilancio presentato dal tesoriere Cesare Montanari. Nessuna polemica in proposito ma soltanto un breve ma intenso intervento dell’avvocato Alberto Scotti dall’alto della sua esperienza in materia di Panathlon quale past president e di Veterani come vice presidente nazionale, a sua volta applaudito. C’era da risolvere il problema del completamento del consiglio dopo la dolorosa scomparsa di Gianfranco Bellè e bisogna dare atto a Giovanni Montani di avere ritirato con classe la sua candidatura che lo opponeva a quella di Claudio Davoli .

Questi sarà dunque il nuovo consigliere a tutti gli effetti anche se già dall’inizio della presidenza Ghiretti aveva lavorato proficuamente a fianco dei consiglieri. Davoli si è dimesso pertanto da revisore, ruolo occupato ora da Michela Rubini assieme ad Artemio Carra e al riconfermato Claudio Cammarata. Infine, dopo le dimissioni di Luciano Campanini, l’assemblea ha deciso di nominarlo socio onorario nel rispetto del lavoro svolto in questi anni a favore dell’associazione. Anche in questo caso molti e convinti applausi.

Nella foto dello Studio Carra gli ospiti della Conviviale con Giorgio Gandolfi, Vittorio Adorni e Roberto Ghiretti: da sinistra Fabrizio Delmati, Sergio Meda e Mauro Vegni. Nella foto sotto Michela Rubini, uno dei tre nuovi revisori del Club, in occasione della presentazione da parte del Governatore Innocenzi a Vallechiarai quindi il tesoriere Cesare Montanari consegna l'Angiol d'or al direttore del Giro, Mauro Vegni, autore di una brillante presentazione della manifestazione ciclistica che organizza oramai da quarantadue anni. La serata è stata davvero piacevole, due ore intense sulle bellezze del nuovo Giro che partirà dalle isole per arrivare a Milano con la cronometro conclusiva da Monza a Piazza del Duomo, dopo le avventurose scalate dell'Etna, del Pordoi e dello Stelvio con l'augurio di assistere al duello Aru-Nibali, i favoriti di Vittorio Adorni.

 

Un Giro d’Italia, quello del Centenario, da fare sognare. Almeno da come l’ha tratteggiato il suo direttore, Mauro Vegni, che da quarantadue anni lo fa vivere per opporlo all’amico-rivale, il Tour de France, nel quale si specchia cercando di essere più bello o comunque attraente. . Lo spettacolo viaggiante per le strade d’Italia, l’attrazione per grandi e piccini, quell’attimo fuggente di 30-40 secondi che scorrono via con gli eroi di una giornata o di una corsa, ora soprattutto che il Barnum non c’è più. Andando contro la tradizione come succederà viaggiando da un’isola all’altra, per portare il verbo delle due ruote in Sardegna, in Sicilia, attraverso le parole raccolte l’altra sera al Panathlon con gente del Giro, Vittorio Adorni, sempre da ascoltare e stavolta anche Sergio Meda e Fabizio Delmati che oltre a raccontare scrivono e fotografano, raccogliendo parte del tutto in un libro da sfogliare e meditare, Il Giro in vetrina. Una serata elettrica al Campus con tanta gente e tante domande, la curiosità di sapere perchè Reggio Emilia , sede di tappa e non Parma: loro, i “cugini” duecentoventi anni fa hanno inventato il tricolore e questo Giro è tutto garretti d’acciaio, quelli dei ciclisti, ma anche, ha ricordato Vegni: “ ricorsi storici assieme alle eccellenze del Paese, il modo di vivere italiano da trasmettere nel mondo, un Giro capace di fare amare l’Italia più di Garibaldi, di fare conoscere paesaggi e ricordi dal Nord al Sud” . E’ il proclama di chi questo Giro 2017 l’ha costruito da cima a fondo a costo di portare 2mila persone e 800 mezzi sui traghetti in Sardegna e poi in Sicilia e l’investimento per la Gazzetta dello sport sarà di 25 milioni di euro. Questo significa portare avanti l’esistenza di 70 famiglie. Con un ritorno attraverso la pubblicità, la televisione, le copie vendute in più ogni giorno, un business che ha fatto pendere l’ago della bilancia, non più i parenti poveri dell’editrice com’erano sopportati un tempo, lasciateli giocare, pensavano, con quel giochino, l’importante è che non diano fastidio; invece ora è una parte importante dell’azienda milanese. Un gap superato perchè c’è stata gente che ha lavorato per crescere mentre altri stavano seduti e ora i ruoli si sono invertiti. L’indagine di un’azienda inglese, specializzata nelle verifiche mondiali dell’audience televisivo, ha indicato in 800 milioni gli spettatori dei due avvenimenti più seguiti, il primo è il Tour , il secondo il Giro d’Italia”. Sergio Meda che andò a lavorare alla Gazzetta nello storico palazzo dei giornali in piazza Cavour, nel cuore di Milano fece il colloquio d’introduzione con Bruno Raschi e si sentì rispondere: “Tu farai il ciclismo”. Fabrizio Delmati era un piano sotto, all’Ansa, e visse a sua volta il “ciclismo romantico, ogni tappa un’avventura, a caccia di un’intervista con i grandi paton come Borghi. “ I Salvarani-diceva Meda- hanno interpretato le sponsorizzazioni come fecero poi i Benetton, cioè qualcosa di analogo alla polisportiva, favorendo anche l’inserimento degli atleti locali. Fortunatamente il Giro è rimasto un richiamo per la gente sulle strade, altrimenti sarebbe morto da un pezzo”. Quando vinsi il Mondiale-aggiungeva Adorni- avevo 31 anni ed ero considerato “vecchio”. Oggi il metro è cambiato, Nibali ne ha 32 ed è in piena carriera. Ad ogni modo io tifo per un duello Aru-Nibali”. La conclusione ancora per Vegni, che ha parlato per mezz’ora senza un attimo di riflessione, citando Baldini, Bartali, Girardengo, Coppi, Pantani, le tante montagne che verranno affrontate, la cima vera dell’Etna, la cronometro conclusiva di 32 km da Monza a Milano con arrivo in piazza del Duomo per cui non sarà un finale scontato come avviene in quasi tutti i Giri. “ Per me perde chi non è presente perchè è l’avento che crea il campione. Quando il Tour era in crisi inventarono Armstrong, il campione che aveva vinto il cancro. Dieci anni dopo L’Equipe lo distrusse, non serviva più. Il nostro Giro-ha concluso- sarà tecnicamente più bello del Tour senza sotterfugi ma con la bellezza del nostro Paese : ogni tappa racconterà la storia dei nostri campioni” A conclusione della bella serata, i ringraziamenti del presidente Roberto Ghiretti e la consegna degli Angiol d’oro ai tre ospiti cui si sono aggiunti i salami di Felino, regalo personale di Adorni.

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