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Un Convegno che lascerà il segno per le testimonianze dei relatori dell'Area 5. I complimenti del Presidente nazionale Ghio

 

Nella foto da sinistra l'assessore Giovanni Marani, il vice presidente internazionale Giorgio Dainese, Corrado Di Nella, Ernesto Caffo, Telefono Azzurro, Massimo Achini, presidente Csi Milano, Rosangela Soncini, Stefano Michelini, Rai, Luigi Innocenzi, Governatore Area 5, Elio Volta, Responsabile GioCampus, Federico Ghio, Presidente Distretto Italia, don Alessio Albertini,Consulente ecclesiastico Nazionale CSI, Rodolfo Giovenzana, Scuola Pallavolo Anderlini Modena, Roberto Ghiretti, Presidente Club Parma. 

Non è facile, com’è successo a Moletolo, “indovinare” tutti gli ospiti di una mattinata che abbiamo definito eccezionale per i contenuti dei loro interventi che nascono dall’esperienza diretta. Nulla di sentito dire, dunque, ma la realtà dei fatti. Dopo la dichiarazione del presidente nazionale Federico Ghio, panathleta di Chiavari con molti collegamenti parmigiani quando la città ligure era la spiaggia “de noantri”, il suo impegno per “dare credibilità al movimento panathletico, la coralità degli interventi con la carta dei diritti del ragazzo, le 7mila targhe che verranno installate in Italia” quindi i complimenti di Giorgio Dainese “ ad un indimenticabile Presidente come Vittorio Adorni ed ora l’eccellenza del Club di Ghiretti con l’indovinatissimo tema di questo Convegno col problema dei giovani ma anche se non soprattutto dei loro genitori perchè il gioco duri molto”. In giornata sono giunti da Rapallo i saluti ed i complimenti " per l'ottimo Convegno" da parte del presidente nazionale, Federico Ghio. 

Luca Marini di Pesaro, vincitore del Premio Fair Play. Motociclista, come il fratello Valentino Rossi (figli della stessa madre, Stefania Palma) durante una gara motociclistica, si fermava per prestare soccorso ad un avversario che era caduto. Con lui nella foto il presidente della Giuria, Ivo Garavini, Giorgio Dainese, Luigi Innocenzi e Barbara Rossi, presidente del Panathlon di Pesaro.

E poi il Governatore Innocenzi che si definisce fortunato per avere “ereditato questa Area ricca di Club vivaci e se siamo venuti per la seconda volta a Parma, dopo la bella serata di giugno, è perchè abbiamo capito che qui potevamo organizzare un Convegno d’eccellenza, dopo la bella esperienza di Pesaro con la Kostner ed il doping, ed ora un argomento caro al Panathlon con la carta dei diritti dei ragazzi ma anche i doveri dei genitori, un aspetto fondamentale dello sport”.Per concludere con la conferma “ dell’assegnazione a Parma del campionato italiano di golf perché il vostro Club merita questo ed altro”.

Per l’assessore Giovanni Marani la constatazione della vitalità dello sport parmigiano ma anche la “dura realtà dei 318 sfratti nella vita cittadina, l’importante contributo per le famiglie con genitori esasperati nella sfida alla sopravvivenza di questi tempi. La necessità del dialogo fra società, parrocchie, associazioni, inteso a indirizzare i nostri ragazzi sulla strada giusta”. Per Gianni Barbieri, delegato del Coni “ si parla di temi importanti anche se voi dirigenti siete ben preparati, c’è sempre qualcosa da imparare e dobbiamo essere grati a Ghiretti e al Panathlon ma anche al Coni che sta imboccando nuove strade per l’attività motoria ma anche a chi come Elio Volta e GioCampus cerca sempre di fare un bel gioco per farlo durare a lungo”.

Roberto Ghiretti giorni fa era con il presidente del Coni, Malagò e l’argomento riguardava proprio l’emergenza giovanile, la necessità di fare corvergere, ognuno con le  proprie motivazioni, verso un’idea comune come in questo convegno panathletico. Purtroppo da un’indagine della Guardia di Finanza è emerso che il 50 per cento dei ragazzi hanno fatto uso di sostanze ipnotiche, qui con noi c’è il professor Bernasconi che conosce a fondo questa difficile realtà al punto che l’Istituto Gemelli ha aperto un reparto apposito per la cura delle conseguenze di queste sostanze, ovvero bulimia, anoressia, bullismo e così via. Se nessun ente ha quantificato quanti ragazzi a 13-14 anni escono dal mondo dello sport e scelgono panchine diverse, incorrendo anche nell’intossicazione digitale, c’è veramente da essere preoccupati.  Ecco perché diciamo un grazie di cuore a queste persone che sono venute a parlare di questi problemi per cui dobbiamo interrogarci per trovare un percorso, strategie, una carta etica che non deve essere un soprammobile ma un bilancio sociale capace di aiutarci in questa sfida sempre più attuale"

 

Roberto Ghiretti col professor Corrado Di Nella quindi la premiazione del vice presidente internazionale Giorgio Dainese da parte del tesoriere del Club, Cesare Montanari. Alle spalle l'impeccabile segretario Claudio Saccani quindi il Presidente e il Governatore. Sotto Vittorio Adorni col suo breve intervento: " A calcio ero una schiappa, mi misi a correre in bicicletta e  vincere". Quindi la premiazione di don Albertini da parte di Giuseppe Scotti col presidente Ghio. 

Vincenzo Venizzi consegna l'Angiol d'or  a Stefano Michelini, commentatore Rai

DON ALESSIO ALBERTINI, consulente ecclesiastico nazionale Csi: “ Grazie alla mia esperienza nella Diocesi di Milano inserisco queste mie riflessioni che partono da un presupposto: in Italia ci sono 6mila scuole calcio, esistono 6.500 scuole medie e quasi tredicimila ragazzi nelle elementari. Considerata la fascia di quelli dai 6 ai 14 anni che praticano sport dobbiamo convenire che si tratta della terza agenzia pubblica cui bisogna aggiungere gli oratori. Dunque una marea da coltivare ed educare. Purtroppo ci sono anche ragazzi che indossando la maglietta di Messi, portano sotto cinture esplosive. Quello bloccato prima dell’esplosione disse: mio fratello ce l’aveva fatta, ce l’aveva insegnato nostro padre. E i tre adolescenti che uccisero una suora a Chiavenna affermarono che a loro non interessava la libertà ma colpire nel mucchio. Certo sono casi estremi ma è possibile che da tanti ragazzi ne emergano altri come questi. Ecco perché gli adulti rivestono una grande responsabilità, possono scegliere il futuro di quelli che amano lo sport e vogliono praticarlo . Libertà non significa che puoi fare quello che vuoi in un mondo dove tutto sembra facile, basta un tocco sul telefonino per sentirti padrone di questo mondo in realtà ti confonde la strada da prendere. Troppo facile”.

A questo punto don Albertini ha citato Janusz Korczak, il polacco ucciso in una camera a gas del campo di sterminio di  Treblinka, probabilmente il 6 agosto 1942. Un grande pedagogo: riteneva che il bambino dovesse stare in compagnia dei coetanei e non ritirato in casa. Desiderava che i bambini “scontrassero” pareri e idee al loro primo germogliare. Si sarebbero così sottoposti a un processo di socializzazione che attraverso l’ accettazione reciproca li avrebbe preparati alla vita adulta, ben lontana dall’idillio o dal “quieto cantuccio domestico”. Cercò al tempo stesso di garantire ai bambini un’infanzia spensierata, ma non priva di obblighi, che li conducesse per una strada diritta, senza imporre loro limiti soverchi. Malgrado la grande differenza di età, prendeva molto sul serio i ragazzi, con cui conduceva un dibattito aperto. Credeva che il bambino dovesse arrivare da solo a comprendere e sperimentare emotivamente le varie situazioni, traendone conclusioni e eventualmente trovandovi rimedio, invece di venir semplicemente informato dall’educatore sui fatti e le loro conseguenze” Il tutto-secondo don Alessio- unito all’autorevolezza dell’istruttore e all’autorità paterna, la disciplina famigliare”

MASSIMO ACHINI, presidente del Centro Sportivo italiano di Milano ha presentato un filmato sul lavoro svolto in Africa a favore dei ragazzi locali attraverso l’insegnamento dello sport: “ Basterebbe un pallone in ogni diocesi, nelle periferie anche se occorre anche fare delle riflessioni per cercare di comprendere cosa non funziona. Negli Stati Uniti viene coltivato il grano che potrebbe sfamare tutto il mondo ma una parte viene distrutto, per difendere i prezzi di mercato, impedire che si abbassino eccessivamente. Un grande esempio ci viene sotto casa, dalla strada, lo sport del volontariato, che è una forma meravigliosa di assistenza sociale, un immenso laboratorio di maturità. Se Carletto a 10’ dalla fine viene sostituito esce contento, ha dato il suo contributo, non dà calci alla panchina, se poi il mister gli telefona a casa per dargli qualche suggerimento, lo è ancora di più, dai piccoli gesti nascono le grandi amicizie. Il gioco che non dura poco fa parte della partita della vita . Se sei stato insegnante ed incontri un tuo ex allievo che sta dall’altra parte della strada e questi la supera per venire a salutarti o abbracciarti, significa che hai lavorato nel modo giusto, che la sua semina è stata importante. Hai radicato il senso dell’etica e dell’amicizia. Se c’è un abbandono precoce dall’attività sportiva da parte dei giovani, la colpa è nostra perché non abbiamo compreso i tempi della vita. Trent’anni fa non c’erano situazioni di conflittualità come avviene oggi dove si insegnano ai ragazzi schemi da adulti stancandoli prima del tempo. Certo non è facile divertire il ragazzo quando sei assillato dal risultato. Anche essere genitori in famiglia non è facile e oggi se non hai un genitore valido, la vita diventa complicata. A scuola occorrerebbero 60 ore di educazione sportiva nell’arco di trenta settimane all’anno, sarebbe un importante valore aggiunto in questa società così piena di responsabilità. Sarebbero necessari educatori capaci di superare il test delle competenze perché si tratta di affidare loro gli undicimila bambini delle elementari”

A questo punto la riflessione di Roberto Ghiretti: “ Senza dimenticare la rotazione degli sport, non si può farli giocare soltanto a calcio. Alternando le discipline i ragazzi potrebbero trovare l’attività che è loro meglio sopportabile, quella che darebbe le maggiori soddisfazioni. Invece chi smette col calcio finisce sulla panchina delle strade”

RODOLFO GIOVENZANA, Scuola pallavolo Anderlini di Modena: “ Complimenti per il titolo di questa manifestazione, mi ci sono riconosciuto. Lo sport mi ha regalato emozioni, mi capitava ancora a 50 anni quando stavo uscendo e mio figlio chiedeva: dove vai ? Vado a giocare rispondevo. Per questo mi considerato una persona fortunata ed ho cercato di trasmettere ai ragazzi queste enozioni provate con un obiettivo: creare contentezza, un concetto che va oltre la felicità e che possiamo insegnare coi gesti quotidiani prendendo coscienza di quello che ci hanno insegnato nel nostro ambito, che è stata la pallavolo. Un’esperienza che a volte è uscita dal semplice gioco, dall’agonismo, un’esperienza educativa che può derivare anche da un viaggio, riportando così a casa emozioni diverse, un modo diverso per vincere una partita. Il modo giusto per portare i ragazzi alla contentezza attraverso la felicità. Da due anni a questa parte realizziamo questa insolita trasferta nelle grandi città dell’Europa, presto andremo a Barcellona, li porteremo a camminare sulla ramblas. Uno sponsor ci ha offerto duemila euro, sono pochi ha detto, ma per noi è oro colato, condivideremo queste giornate di conoscenza coi ragazzi, arricchiremo il loro quoziente culturale, quando torneranno a giocare in palestra saranno più amici, pronti dividere le fatiche “.

CORRADO DI NELLA, direttore del Dipartimento di economia dell’Università di Parma. “ Le mie esperienze come autore di libri e di relazioni mi hanno portato alla conclusione che l’ordinamento sportivo è molto complesso anche se nasce addirittura nel 1800 quando nelle università uscivano i primi dottorati dello sport, i primi concetti filosofici, i trattati di sociologia. Lo sport è nato nell’ambito del gioco che poi è una rappresentazione metaforica della realtà quotidiana. L’uomo che va a caccia, che corre è al centro della realtà del gioco. Dall’ambiente nasce l’esperienza, l’appartenenza e la partecipazione all’attività sociale, lo strumento giusto per fare crescere i giovani. La chiave di lettura giusta ci dice che l’atleta, il tesserato non può essere trasferito con un semplice meccanismo tecnico, c’è di mezzo un essere umano che soltanto dopo tanti anni è stato preso in considerazione col trattato di Lisbona. Si è partiti da una realtà concreta, dimenticando che l’obiettivo non è soltanto la vittoria. La legge Melandri non trovava il rigore giusto sulla funzione sociale dello sport col trasferimento al centro del sistema. Lo stesso avviene nel volontariato a conferma che le cose più importanti sono gratuite anche se si tratta di creare i cittadini del futuro. D’accordo la solidarietà ma insistendo su questo passo significa andare incontro a una sconfitta: la crescita comune nasce dalla specializzazione del volontario, dalla sua crescita culturale. Occorre un riconoscimento del suo ruolo, non basta più affidarsi al caso, alla persona cui affidare questo fardello umano: il suo valore deve essere riconosciuto sul piano pratico”

STEFANO MICHELINI, commentatore della RAI: “ Negli ultimi anni, dopo tanto tempo dedicato alla Radio, ho ripreso a lavorare coi giovani come figura di istruttore, che è fondamentale nella corsa parallela con una società. Partendo da un concetto: alleno dunque sono. Anche se si esce dai corsi con illusioni mentre in realtà il concetto dell’allenatore va metaforizzato, gli spazi sono troppo ristretti, non è facile sapere gestire il concetto di vittoria e sconfitta, quel grande impostore che è il successo ricordato da Kipling. Gli istruttori, gli allenatori devono sapere tradurre gli obiettivi educazionali, non può esistere il metodo spazzaneve: la persona chiamata a questo compito deve sapere aprire il cuore ai ragazzi che gli vengono affidati, aiutarli a conoscere il proprio corpo, imparare a curarlo e a migliorarlo. Comprendere il gioco e poi allenarsi al ritmo e alla fatica. Quando imparano a capire che faticare è bello, nasce poi il rilassamento e il lavoro del tecnico viene premiato. Tanti se ne vanno ma tanti ritornano”.

ROSANGELA SONCINI psicologa della sport. Si è formata in Psicologia dello Sport frequentando a Milano il Master " Mind Over Sport"coordinato da Marisa Muzio e Sandro Gamba e ad Aquileia il Master del Centro Regionaledi Psicologia dello Sport del Friuli Venezia Giulia coordinato dalla Dott.ssa Marina GerinBirsa, ottenendo in seguito l’iscrizione alla Sipsis (Società Italiana di Psicologia delloSport). Ha conseguito una specializzazione biennale in Rilassamento Terapeutico (Associazione Italiana Rilassamento. Parma, 1999-2001) e frequentato corsi in Training Autogeno (Associazione Scuola della Salute. Milano, 2002)

Con una serie di immagini e di scritte, la professoressa Soncini ha illustrato quali sono i problemi relazionali con l’allenatore e coi ragazzi dello sport, anche attraverso test di valutazione con punteggi. Il fattore sociale ha la sua importanza come la fiducia che un tecnico riesce a conquistare nei suoi rapporti di educazione . L’ansia da prestazione può provocare danni irreparabili quando invece occorre fare crescere il ragazzo migliorandone le condizioni psico-fisiche. 

 

 

 

 

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