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Inaugurato nel Castello di Bardi il Museo dei capolavori del Novecento di arti e mestieri di Ferrarini

La presentazione al Castello di Bardi di questa mattina

Vittorio Ferrarini, nostro Socio e past president, non smette di stupire. Dopo la mostra al Ridotto del Regio ed un'altra prossimamente ecco il completamento di quella che viene da oggi ospitata nel Castello di Bardi cioè parte delle opere da lui scovate nell'Est Europo durante la sua permanenza lavorativa a Praga: capolavori della scultura e della pittura che erano finite sui mercatini e che Vittorio ha acquistato e gelosamente custodito. Una parte di queste cioè 60 quadri e 16 sculture sono ospitate in cinque stanze su una superficie di 300 metri quadrati e rappresenteranno un forte richiamo non soltanto per l'Italia. Stamane  l'inaugurazione con  l’Ambasciatore d’Italia a Praga,Aldo Amati il Sindaco di Praga 1 Oldrich Lomecky, il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Praga, Giovanni Sciola, il consigliere della cultura della Camera di Commercio Italo-ceca, Augusto Razzetto, il critico d'arte Stefania Provinciali, il sindaco di Bardi, Valentina Pontremoli inoltre il prefetto di Parma, Forlani e molti panathleti: fra questi a comincire da Gian Paolo Dallara, Antonio Maselli, Giuseppe Ravasi, Luciano Gasparini ed altri.  SE' un evento importante essendo l’unico Museo, in Italia e forse in Europa, di opere dei primi del ‘900 monotematico sul lavoro. Molte opere rientrano nel periodo del cosiddetto “Realismo Socialista”. 

 

L'inaugurazione di stamane

Il pregevole volume di presentazione della manifestazione e del Museo è stato realizzato con il contributo di un’esperta come Stefania Provinciali nonchè di Giovanni Piazzini Albani col coordinamento editoriale di Giuseppe Picheca e Giovanni Usai. Sabrina Salomoni e Marketa Aunickà con le fotografie dello StudioGamma completano la parte tecnica. Particolarmente pregevoli ed esplicativi gli scritti che portano le firme dell’Ambasciatore d’Italia a Praga, Aldo Amati, del sindaco di Praga 1, Oldrich Lomecky, nonchè del Direttore dell’Istituto Italiano di cultura, Giovanni Sciola. Il recupero di un prezioso documento storico dell’indimenticato Gianfranco Fiaccadori aggiunge un valore particolare al documento visto che tratta dalla storia della Cecoslovacchia ma anche della pittura dall’ascesa di Hitler  sino al Realismo socialista e alla Primavera di Praga. Col lavoro dei campi al quale è legata un’atmosfera antica, un legame fra natura e uomo. La parte tecnica con la disquisizione del “Lavoro dipinto” viene ovviamente affidato a Stefania Provinciali mentre la penna di Vittorio Ferrarini si avventura nella “Storia della collezione con una conclusione che esprime tutto il carattere dell’amico Vittorio: “ Vi sono due tipologie di collezionisti. Chi tiene le opere solo per sè e ogni tanto se le guarda solo per proprio gusto personale oppure chi prova piacere nel mostrale anche agli altri. Noi facciamo parte di questa seconda categoria”. Bravo Vittorio !

 

    

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