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Il calcio di Fabbricini nella Conviviale alla Fondazione MUP: una relazione di chi voleva rilanciare lo sport

Roberto Fabbricini con le grandi firme della serata : Alberto Scotti, Vittorio Adorni, Roberto Del Signore, Gianfranco Beltrami e il presidente Carra che poi consegnerà l'Angiol d'or a Fabbricini assieme al padrone di casa, il presidente della Forndazione, Roberto Del Signore. FOTO STUDIO CARRA

E’ davvero un gioiello la nuova sede della Fondazione della Monte Parma che ha ospitato la Conviviale del Panathlon con un ospite prestigioso come Roberto Fabbricini fino a pochi giorni fa commissario straordinario della Federcalcio. Assieme alla moglie Wilma ha potuto rendersi conto dell’espressione più ampia della pittura girando con diversi panathleti per i saloni ristrutturati con un grande impegno della Fondazione, presente il suo presidente Roberto Del Signore. Soffermandosi in particolare in quello che era il cavò della Banca d’Italia dove sono esposti, fra l’altro quadri di Amedeo Bocchi e Renato Vernizzi. “E’ uno dei luoghi più belli e affascinanti d’Italia” è stato il commento della signora Fabbricini, una che ha girato il mondo e sa apprezzare l’arte. Dirigente abituato a navigare fra le correnti del Coni e dello sport, che possono anche dare capogiri, Fabbricini era stato scelto da Malagò per traghettare oltre la crisi del calcio e se possibile rifondare il sistema riportando “equilibrio e garanzie”dopo il fallimento della qualificazione per l’ultimo Mondiale.

Fabbricini si è presentato spiegando perchè ha accettato l’invito del presidente Artemio Carra: “ Parma- ha detto- ha sempre avuto un significato particolare nel mondo dello sport grazie a personaggi come Aldo Notari e il suo baseball, per il Parna Calcio con Scala in panchina col lancio di un giocatore come Buffon che ha il record delle presenze azzurre. Senza dimenticare la Maxicono coi suoi tormentoni per l’amico Carlo Magri che hanno avuto il pregio di riempire i palazzetti indicando la strada giusta per la popolarità. E poi personaggi come Vittorio Adorni, che abbiamo qui davanti a noi, sempre accompagnato da quell’immagine di 50 anni fa con le braccia alzate nel trionfo di Imola, una delle pagine più belle dell’ultimo ciclismo romantico. L’ideale per uno come me che ha vissuto nello sport fin da bambino quando le vacanze ad Anzio erano caratterizzate da sfide che nascevano all’alba e finivano alla sera, con le corse in pineta mentre la paghetta di 50 lire finiva con l’acquisto del Corriere dello sport. Poi studente alla Giulio Cesare con la passione della pallavolo come alzatore firmando poi il primo cartellino con la società di Pescante, in testa sempre il progetto di una polisportiva”.
Lavora nel Coni dal 1972, ma è nel 2013 che diventa segretario generale. Lo nomina Malagò, fresco vincitore al fotofinish della corsa alla presidenza, con Raffaele Pagnozzi battuto all’ultimo giro di pista, sponsorizzato dal presidente uscente Gianni Petrucci e per vent’anni segretario del Coni. A unire i puntini nei destini della coppia Malagò-Fabbricini c’è il circolo Aniene: il presidente è stato a lungo Malagò, ruolo poi passato al giornalista Massimo Fabbricini, fratello di Roberto.

​. “ Non rinnego nulla di quanto ho fatto- ha detto- Mancini sta dimostrando di avere le qualità giuste anche in campo internazionale. Purtroppo il calcio, questo calcio, non si è mai sentito commissariato. Faccio ammenda per non aver cercato con troppa insistenza il dialogo. Purtroppo ho trovato un sistema che ha continuato a operare come se niente fosse. Mi sono ritrovato con due delibere della Lega e con diciannove lettere – tutta posta certificata – con le quali mi si chiedeva di evitare i ripescaggi. Trascurando per una volta il metodo, indubbiamente anomalo, ribadisco che sono sempre stato favorevole alla riduzione del numero delle squadre, i format attuali non sono più sostenibili. Ricordo il discorso che feci in Lega calcio all’inizio del mandato: spiegai, appunto, che ero per una Serie A a 18, una B a 20 e due gironi di C di 20 l’uno, scatenando l’iradiddio. Il sistema non si regge in piedi, molte società non sono in grado di pagare gli stipendi, posso comprendere le ragioni dell’Assocalciatori, ma è necessario mettere un punto esclamativo e quindi avviare una riforma che probabilmente scontenterà qualcuno ma che permetterà al calcio italiano non solo di sopravvivere, addirittura di crescere. In primo luogo va rimessa in ordine la giustizia sportiva che ha tempi incompatibili con il regolare funzionamento del sistema. I tre gradi sportivi, e poi quelli della giustizia ordinaria sono dei tempi drammatici. Va certamente riformata. La svolta poteva essere l’approvazione del nuovo statuto per modificare radicalmente l’attuale sistema. Il limite dei tre mandati voleva ineleggibili alcuni soggetti. Quando Malagò mi chiese di rendermi disponibile, ritenni di poter assolvere bene a questo compito. Non credevo di trovare l’ostacolo più alto all’interno della Federcalcio. Perché questa Federazione, a differenza delle altre, non è una Federazione: è una Confederazione. E i Confederati hanno considerato il commissariamento come un’invasione di campo da parte di un Coni già malvisto per i recenti tagli ai finanziamenti al calcio”. Alla luce di quanto sta accadendo, però, Fabbricini dice che si comporterebbe allo stesso modo: “Pensavo e penso che fosse un modo per avviare quella riforma dei campionati che è indispensabile, anche se nessuno dei Confederati la vuole fare davvero. Se dovessi ripercorrere l’iter del mio mandato, sarei un altro commissario: farei più di testa mia, anche se non sono mai stato condizionato al 100 per cento, però dialogherei di più con le componenti, senza metterle di fronte a fatti compiuti, purché quei signori non si sentano ancora membri di un Consiglio federale in carica”. Il suo intervento si è protratto a lungo, citando il rispetto che ha per Giorgetti, Mattarella, il presidente dello sport olimpico Bach preso dalle difficoltà per trovare un paese in grado di reggere al peso economico di un’Olimpiade (la Svezia farà gareggiare lo sci alpino a 600 km di distanza, Cortina-Torino.Milano assieme potrebbero reggere al confronto) “ per il mondo della medicina sportiva che ha qui un prestigioso rappresentante come Gianfranco Beltrami, e poi la scuola, un serbatoio di praticanti per il domani Senza dimenticare il calcio femminile che meriterebbe maggior rispetto e l’inquadratura negli organi federali”: Per concludere : “Invece tornerò a fare il presidente di Coni Servizi a tempo pieno. Fino a maggio. Poi decideranno Coni e ministero dell’Economia. Se riterranno che possa ancora essere utile, non mi tirerò indietro. Altrimenti ho una pigna di libri che mi aspetta, tornerò a cinema e teatro, comincerò a viaggiare per piacere e restituirò alla mia famiglia un po’ del tempo che le ho sottratto per quasi 50 anni”. Un’ultima stilettata. Chi sono i veri nemici delle riforme nel calcio? “Gli uomini che operano nel calcio”.

 

L'ultima edizione del nostro Notiziario. La visita al Museo Ape di Wilma Fabbricini con alcuni Soci davanti ai quadri dei grandi pittori del passato. I due nuovi Soci del Club, Paolo Giovanni Ravasini e Francesco Ruffolo; una delle magnifiche sale del Museo con i panathleti

 

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